Le sale operatorie sono luoghi di straordinaria intensità dove si concentrano competenza, tecnologia, speranza e dove decisioni prese in pochi secondi possono cambiare una vita. Chi lavora in questi ambienti conosce bene il peso della responsabilità, la tensione che accompagna ogni intervento, la necessità di una coordinazione perfetta tra tutti i membri dell’équipe.
È proprio in questi contesti ad alta pressione che emerge con forza il valore della leadership mantenendo lucidità e rispetto, anche quando la situazione è critica. Perché una sala operatoria funziona quando c’è fiducia reciproca, quando ogni professionista può dare il meglio di sé senza timori.
A luglio scorso, dalla nostra community “Donne Protagoniste in Sanità” si sollevava il tema della vicenda del professor Sica e della dottoressa Franceschilli al Policlinico Tor Vergata. Si denunciava l’assenza di decisioni immediate, il silenzio di molte istituzioni. Ci si chiedeva quali strumenti avesse un’università per prevenire dinamiche di potere distorte, per garantire che chi segnala non venga punito.
Sei mesi dopo, è arrivata una risposta importante. La Fondazione Policlinico Tor Vergata ha deciso per sei mesi di sospensione e chiusura dell’Unità Operativa.
Un segnale di cambiamento
Certo, il percorso non è stato lineare. Prima è arrivata una sanzione di un mese dall’Università, a cavallo delle feste natalizie. Ma poi qualcosa si è mosso e la Regione Lazio ha preso una posizione netta.
Questo ci dice che il cambiamento è possibile. Che quando le persone si fanno sentire, quando le istituzioni decidono di agire con determinazione, i risultati arrivano. La decisione della Fondazione di chiudere l’intera Unità Operativa per sei mesi è un messaggio chiaro a tutto il sistema sanitario. Dice che certi comportamenti non sono accettabili, indipendentemente dall’eccellenza tecnica di chi li mette in atto.
La delibera della Fondazione, firmata dal commissario Ferdinando Romano con il sostegno del direttore amministrativo Stefano Piccari e del direttore sanitario Andrea Magrini, stabilisce la sospensione delle attività chirurgiche dell’intera Unità Operativa “sino alla completa attuazione di percorsi in grado di garantire il benessere organizzativo, con il ripristino di adeguate condizioni operative e relazionali, e la tutela del paziente”.
Questo passaggio è fondamentale per porre luce su un aspetto non trascurabile: l’importanza di un ambiente di lavoro sano in grado di garantire che le dinamiche relazionali siano corrette sì per i professionisti, ma anche e soprattutto per i pazienti. Perché un reparto dove regna la tensione e la paura non può offrire cure di qualità.
La dottoressa Franceschilli ha avuto il coraggio di denunciare, e questo ha aperto la strada. Il suo gesto non è stato vano. Ha spinto le istituzioni a prendere posizione, ha creato un precedente importante. Sì, il percorso è stato difficile e lei ha dovuto trasferirsi. Ma la sua battaglia ha portato risultati concreti e ha reso più facile per altre professioniste far sentire la propria voce in futuro, trovare il coraggio di denunciare.
Come coordinatrice della community di oltre 2.000 professioniste della sanità, vedo crescere questa consapevolezza. Le donne nell’ambito sanitario sono il 65% del personale, anche se ancora solo il 20% nei ruoli di vertice. Ma qualcosa si sta muovendo. Le giovani generazioni non sono più disposte ad accettare dinamiche di potere distorte, a subire in silenzio. E questo è un segnale positivo.
La nostra Community continuerà a essere un luogo accogliente dove confrontarsi, sostenersi, crescere insieme. Dove si può parlare apertamente di queste difficoltà costruendo, giorno dopo giorno, una sanità più rispettosa su tutti i livelli.
Il percorso intrapreso, i risultati ottenuti e le sfide che abbiamo davanti ci motivano e ci incentivano a proseguire in questa direzione come rete di donne e come rete solidale. Dimostrano che quando ci si unisce, quando si crede nel cambiamento e si costruisce una solidarietà autentica tra e professioniste e professionisti, si può fare davvero la differenza.